Storia del Liceo - Il periodo austriaco - Eclissi solare dell'8 luglio 1842
Eclissi solare 8 luglio 1842
fenomeni relativi all'intesità e qualità della luce
Introduzione - Fenomeni fisici relativi ai dischi solare e lunare «

Relazione del Zantedeschi

DEI FENOMENI FISICI E CHIMICI

I fenomeni fisici che si riferiscono alla nostra atmosfera, al nostro emisfero e agli oggetti terrestri, possono essere così ridotti; 1. all'intensità e qualità della luce; 2. all'apparizione de'corpi celesti; 3. ai cangiamenti atmosferici.
Peccato, che la nostra atmosfera non fosse trasparentissima, non presentasse quel bellissimo azzurro, che in tanti giorni si mostra, a rendere sempre più vaga la nostra bella Venezia; a levante parevano alcune nubi appoggiarsi sul mare, e l'orizzonte a settentrione ed occidente, coperto di nembi neri, densi, immobili, che parevano inchiodati su quell'altissime vette. quasi a stabilire il fondo di quel sorprendente spettacolo, che avea a presentarsi alla nostra città; la luce tuttavia era bastantemente intensa da averne l'ombre le più distinte per tutta Venezia e da riuscire l'orizzonte visibile, per quanto poteva discernere l'occhio disarmato.
Ai primi istanti dell'immersione del disco lunare sul disco solare, l'aria e le nubi, da un turchino meno oscuro, passarono ad un turchino più oscuro; in generale, le tinte, senza cangiarsi, non perdettero che d'intensità o di forza; altrettanto avvenne ancora dell'ombra, mentre la penombra diminuiva a mano a mano che si occultava la faccia raggiante del sole; i fenomeni di Maurolico sotto la falcatura del sole, riuscirono i più cospicui. In quegli intervalli, che lasciavano le osservazioni di maggiore importanza, il nostro Macchinista si prendeva diletto di formare varie figure circolari, quadrilunghe ed imitanti le quadrature lunari, che esposte al sole, tutte ne presentarono l'imagine falcata sull'opposta parete; ma la falcatura della terza forma, apparve in posizione opposta a quella del sole, per l'incrocicchiamento de'raggi; altrettanto venne fatto di osservare dal signor Del Vecchio sotto le piante ed i pergolati dell' I. R. Orto Botanico.
Frattanto l'ecclisse si avanzava, ed una luce pallida veniva riflessa dalla superficie degli oggetti circonvicini; pareva avesse somiglianza ad un pallore lunare, ma che pur si accorgeva differirne per alcune qualità; continuamente era cangiata, come l'atmosfera che si presentava quasi oscillante ed incerta. Allorché non rimasero che pochi punti raggianti, quella tinta quasi cinerea, divenne cinereo-giallognola nei dintorni dell'I.R. Liceo; la penombra, negl'istanti dell'ultimo punto raggiante, svanì intieramente; l'ombra p. e. delle foglie e de' fiori era la più precisa; e l'acque della sottoposta laguna, Iuccicavano di un vivo splendore, mentre la città nell'insieme pareva involta in una specie di semitenebrio; tolto quest'ultimo raggio, l'acque divennero di un verde cupo, e direi quasi di una tinta di vetro nero; la scena si scambiò; sul cupo dell'acqua spiccò la tinta degli oggetti circonvicini: che a noi parve vieppiù di un cinereo-giallognolo sporco, tendente al verdastro; ma non in tutti i luoghi e nelle varie altezze dal livello del mare fu veduta la medesima tinta; a molti osservatori che si ritrovavano sulla gran torre di S.Marco parve di un indaco, ad altri come ai signori Zanetti e Minotta. che si ritrovarono sulla torre di S. Pietro di Castello, sembrò di un verde grigio ed al sig. Del Vecchio all' I. R. Orto Botanico, parvero Ie fabbriche e gli animali di un rosso oscuro, di un verde oscuro le frasche e il terreno che era coperto da piante. L'orizzonte sensibile era a levante contornato da una zona giallo - rossa, che dava un bell'aranciato, a mezzodì e a ponente da una tinta freddissima, ed a settentrione da un violaceo carico su un fondo nero; ma queste tinte, come dicemmo disopra, erano oscillanti continuamente; non era un primo albore rotto da nubi, non una notte, nè un' atmosfera che ancor si risenta di fiera tempesta; Ie nuvole più non apparivano; e nel cielo facevano bella comparsa di sè varie stelle, fra le quali primeggiava γ Aldebaran e l'α capra. amaltea. L'oscurità per noi non era tale da non permettere la lettura; io lessi, senza temenza di errare, la scala degli istrumenti meteorologici; e varii miei amici, lessero stampe e scritture: né dee recar meraviglia, perché il circolo aranciato visibile in Venezia, dovea segnare il limite della zona ombrosa (1). Al riapparire della luce solare, a poco a poco retrocessero le tinte che per noi furono dalla cinerea giallognola, alla cinerea, alla pallida lunare e da questa, alla luce consueta o comune.

(1) I viaggiatori del piroscafo che venivano da Trieste a Venezia videro l'eclissi totale mentre erano a mezza sacca di Piave, due miglia circa lontani da terra e cinque miglia distanti dal nostro lido.


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