LUCREZIA MITO STORICO: Secondo un' antica leggenda romana Lucrezia, moglie di Tarquinio Collatino, subì violenza da parte di Sesto, figlio di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma. Lucrezia, non sopportando la vergogna di essere divenuta suo malgrado adultera, si uccise. Il popolo indignato cacciò il re etrusco affidando il governo di Roma a due consoli, uno dei quali era Tarquinio Collatino. |
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[57, I] Ardeam Rutuli
habebant, gens ut in ea regione
[59,1] Brutus, illis luctu occupatis, cultrum ex
vulnere |
[57, I]
I Rutuli possedevano Ardea, città molto fiorente e ricca per quei tempi e per quelle
contrade; e proprio questa era stata la causa della guerra, che il re di Roma, consumato
il patrimonio nelle spese per le grandiose opere pubbliche, cercava sia di rinsanguare le
sue sostanze, sia di placare con largizioni di bottino gli animi del popolo, avverso alla
monarchia, [2] oltre che per l'arroganza tirannica di Tarquinio, anche perchè irritato di
essere stato impiegato così a lungo dal re in mestieri da operaio e in lavori servili. I
Romani tentarono di prendere Ardea subito d'assalto, ma essendo fallito il tentativo
cominciarono a stringere i nemici d'assedio costruendo opere di fortificazione. [4] In
questa vita di accampamento, come suole avvenire nelle guerre più lunghe che aspre,
venivano facilmente concesse licenze, agli ufficiali più che ai soldati, [5] e i giovani
figli del re spesso passavano il tempo in banchetti e gozzoviglie. [6] Una volta, mentre
stavano bevendo nella tenda di Sesto Tarquinio, e partecipava al banchetto anche
Collatino, figlio di Egerio, il discorso cadde sulle mogli, e ciascuno celebrava la sua con le maggiori lodi. [7] Essendosi accesa la discussione, Collatino disse che le parole erano vane: in poche ore potevano rendersi conto di quanto la sua Lucrezia fosse superiore alle altre. "Siamo giovani e vigorosi: perchè non montiamo a cavallo e non andiamo a constatare coi nostri occhi la virtù delle nostre donne? La miglior prova per tutti sarà lo spettacolo che ci offriranno mentre non si aspettano l'arrivo del marito". [8] Riscaldati dal vino tutti gridano: "Benissimo, andiamo", e spronati i cavalli volano a Roma. Giunti qua al calar delle tenebre, si dirigono suc- cessivamente a Collazia, [9] dove trovano Lucrezia non trascorrere il tempo in banchetti e divertimenti con le compagne, come avevano visto fare le nuore del re, ma a notte inoltrata intenta a filare la lana, seduta in mezzo alla casa tra le ancelle veglianti al lume di una lucerna. La palma di quella gara femminile toccò a Lucrezia. [1O] Essa accoglie benevolmente il marito che giunge in casa e i Tarquini, e Collatino vincitore invita cortesemente i figli del re a trattenersi. Qui Sesto Tarquinio vien preso dalla brama di far violenza a Lucrezia: sono stimolo alla libidine sia la bellezza, e sia la provata pudicizia. [11] Ma per allora dopo quel notturno svago giovanile ritornano nel campo. [58, 1] Alcuni giorni dopo Sesto Tarquinio all'insaputa di Collatino si reca a Collazia con un solo uomo di scorta. [2] Quivi accolto benevolmente da quelli di casa, ignari del suo proposito, dopo la cena fu condotto nella stanza degli ospiti; quando, acceso dal desiderio, gli parve che tutto fosse tranquillo all'intorno e la casa fosse immersa nel sonno, impugnata la spada entrò dove Lucrezia dormiva, e con la sinistra ferma sul petto della donna disse:"Taci, Lucrezia: sono Sesto Tarquinio; ho in mano la spada: se mandi un grido sei morta". [3] Mentre la donna sorpresa nel sonno e impaurita non scorge aiuto in alcuna parte, ma solo la morte starle sul capo, Tarquinio le dichiara il suo amore, la supplica, unisce alle preghiere le minacce, con ogni mezzo tenta l'animo della donna. [4] Quando la vide ostinata non piegarsi neppure dinanzi alla minaccia di morte, aggiunge alla paura il disonore: dice che avrebbe posto vicino al suo cadavere uno schiavo nudo sgozzato, perchè la credessero uccisa in vergognoso adulterio. [5] Vinta con questa minaccia l'ostinata pudicizia, la libidine fu in apparenza vincitrice, e Tarquinio se ne partì fiero di aver espugnato l'onore di una donna; frattanto Lucrezia dolente per tanta sventura mandò un messaggero a Roma presso il padre e ad Ardea dal marito, pregandoli di venire coll'amico più fido: la cosa era necessaria e urgente perchè era capitata un'orribile sciagura. [6] Spurio Lucrezio andò accompagnato da Publio Valerio, figlio di Voleso, e Collatino da Lucio Giunio Bruto, col quale per caso si trovava mentre recandosi a Roma si era imbattuto nel messaggero della moglie. Trovano Lucrezia seduta mesta nella sua stanza. [7] All'arrivo dei suoi cari le spuntano le lacrime, e alla domanda del marito "Va tutto bene?" ."No", rispose;"qual bene infatti rimane ad una donna quando sia perduto l'onore ? Nel tuo letto, o Collatino, vi sono le impronte di un altro uomo; però solo il corpo è stato violato, l'animo è innocente: la morte ne sarà la prova. Ma datemi la mano e la parola che l'adultero non sarà impunito. [8] E Sesto Tarquinio, che da ospite divenuto nemico la notte scorsa con la violenza e con le armi ha colto qui un piacere esiziale per me, ma anche per lui, se voi siete uomini". [9] Tutti uno dopo l'altro dànno la loro parola, e cercano di consolare l'afflitta riversando ogni colpa da lei costretta sull'autore del misfatto: solo l'anima può peccare, non il corpo, e la colpa manca dove sia mancata la volontà. [1O] "A voi", rispose, "spetterà il giudicare qual pena a colui sia dovuta; quanto a me, se anche mi assolvo dal peccato, non mi sottraggo alla pena: nessuna donna in futuro vivrà disonorata seguendo l'esempio di Lucrezia". [11] Si infisse nel cuore un coltello che teneva celato sotto la veste, e abbattutasi morente sulla ferita cadde al suolo. [12] Il marito e il padre levano alte grida [59,1] Mentre quelli si abbandonano al dolore, Bruto estratto dalla ferita di Lucrezia il coltello grondante sangue e tenendolo davanti a sé dice:"Per questo sangue, castissimo prima del regio oltraggio, giuro e invoco voi a testimoni, o déi, che caccerò col ferro, col fuoco, e con qualunque altro mezzo mi sia possibile Lucio Tarquinio Superbo, insieme alla scellerata consorte e a tutta la discendenza dei figli, né sopporterò che costoro od alcun altro regni in Roma ". [2] Consegna poi il coltello a Collatino, e successivamente a Lucrezio e a Valerio, stupefatti per quel miracolo, che si chiedevano donde mai nascesse quel nuovo animo nel petto di Bruto. Giurano come loro era stato prescritto, e dal dolore passati interamente all'ira seguono la guida di Bruto che già li invita a dar l'assalto al regno. [3] Portato fuori della casa il corpo di Lucrezia lo espongono nel foro, e accendono gli animi del popolo, come suole avvenire, con lo stupore e l'indignazione per l'inaudito misfatto: ciascuno per parte sua deplora la scellerata violenza della stirpe regia. [4] Li commuovono sia il dolore del padre, sia le parole di Bruto che biasima i pianti ed i vani lamenti, e li esorta ad agire come si conviene a uomini ed a Romani, prendendo le armi contro chi si è comportato da nemico. [5] Tutti i giovani più animosi si presentano volontari con le armi; gli altri seguono il loro esempio. Quindi, lasciato un presidio a Collazia e poste sentinelle alle porte per evitare che qualcuno porti la notizia della sommossa al re, gli altri armati agli ordini di Bruto partono per Roma. [6] Appena giunta colà, ovunque avanza quella turba armata getta lo scompiglio e la paura; ma quando poi i Romani vedono che marciano alla testa i migliori fra i cittadini, pensano che non si tratti di un gesto sconsiderato qualunque ne sia la causa. [7] Un misfatto così esecrando desta non minor emozione a Roma che a Collazia: da tutte le parti della citta si accorre al foro. Come si giunse qua il banditore convocò l'assemblea popolare in nome del comandante della cavalleria, carica che Bruto allora rivestiva. [8] Egli tenne qui un discorso che non pareva affatto proprio di quell'animo e di quell'ingegno che aveva simulato fino a quel giorno: ricordò la violenza e la libidine di Sesto Tarquinio, il nefando oltraggio e la pietosa fine di Lucrezia l'orbità di Tricipitino, cui la causa della morte della figlia era ancor più dura e lacrimevole della morte stessa. [9] Parlò poi della tirannia del re, delle miserie e delle fatiche della plebe sprofondata a scavare fosse e cloache: gli uomini di Roma, vincitori di tutti i popoli vicini, erano stati ridotti a fare i muratori e gli scalpellini, da guerrieri che erano. [1O] Ricordò ancora l'infame uccisione del re Servio Tullio, la figlia che era passata coll'empio cocchio sul corpo del padre ed invocò le divinità vendicatrici dei genitori. [11] Con questi argomenti, e, credo, con altri anche più forti, che l'indignazione del momento suggeriva, ma che non è facile agli storici tramandare esattamente, infiammò la folla, e la indusse a privare il re del potere e ad intimare l'esilio a Lucio Tarquinio insieme con la moglie ed i figli. [12] Bruto stesso, arruolati ed armati i giovani che si offrivano volontari, partì per il campo di Ardea con l'intenzione di sollevare contro il re l'esercito; lasciò il potere in Roma a Lucrezio, che già prima era stato nominato dal re governatore della città. [13] Allo scoppio della sommossa Tullia fuggì dalla reggia, e dovunque passava uomini e donne la maledicevano e invocavano su di lei le furie vendicatrici del padre. |
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TITOLO:Storie di
Lucrezia
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by IV GINNASIO
Nicolò Barovier
Luca Marafatto
Simone Vannozzi